Organizzare un evento come la Photoweek è un’esperienza che tutti dovrebbero fare nella vita.

Si parte da due corsi di fotografia con più di 60 allievi che conosci a malapena; a questi si aggiungono nel corso delle settimane i potenziali modelli da utilizzare per gli scatti, e si passa un’estate a far coincidere esigenze di allievi, modelli, docenti, quest’anno in particolare persone diversissime tra loro che hanno incrociato i loro destini e le loro storie per un progetto culturale unico. Poi ci si ritrova la settimana prima dell’evento con 60 persone armate di martelli, pinze, spaghi, nastri e pannelli che rumoreggiano e danno forma fisica ad un’idea, una piccola scintilla diventata un grande fuoco in pochi mesi. Tutto questo fila via rapido in appena una settimana, e ci si ritrova il giorno dopo, quando tutto è stato smantellato e messo a posto, a ripensare al tempo che si è impiegato, al lavoro e al sacrificio che ci sono voluti, e nella testa resta sempre lo stesso pensiero: ne è valsa la pena.

Vale sempre la pena fare qualcosa per gli altri, che sia la più vitale o la meno importante, perché ci aiuta ad uscire dall’individualismo che sta uccidendo la nostra società e ci fa tornare con i piedi per terra. Ci aiuta a ritrovare la dimensione umana fatta di contatto fisico, sociale; quel contatto e quella relazione con gli altri che da soli basterebbero a far andare meglio le cose in questo Paese.

Per la Mostra degli allievi dei due corsi (Base ed Avanzato) abbiamo puntato sulla Semplicità, scritto con la maiuscola. La semplicità dei gesti semplici e quotidiani in cui tutti noi affondiamo le nostre radici. I nostri padri, i nostri nonni, usavano la testa e soprattutto le mani e la fatica per vivere. Non era un tema nostalgico, tutt’altro, era un suggerimento, una scossa, una direzione da ricominciare a seguire. Abbiamo immortalato persone capaci ancora di vivere grazie ai mestieri di un tempo, e questo, oltre all’aspetto puramente dedicato al lavoro, costituisce un segnale importante in un’epoca in cui le difficoltà sono aumentate e le nuove generazioni si sentono sperdute ed indifese. A volte è sufficiente guardarsi indietro per riuscire ad andare avanti.

Per la parte didattica della Photoweek abbiamo invece reso omaggio alla figura da cui l’evento stesso nasce: il Fotografo. Lo abbiamo fatto con un workshop suggestivo e ormai unico, dedicato alla Camera Oscura, il luogo per eccellenza del fotografo. Grazie alla maestria di un amico d’eccezione come Marco Schirinzi ben 9 allievi hanno potuto scattare, sviluppare e stampare delle bellissime foto in bianco e nero, apprendendo le tecniche e i segreti di un’arte che con l’avvento del digitale sta praticamente scomparendo.

Infine l’omaggio della Photoweek di quest’anno ad uno dei padri della fotografia documentaristica mondiale, August Sander, figura di spicco della storia della fotografia che negli anni 20 immortalò in decine di migliaia di ritratti tutti i volti della società tedesca all’epoca della Repubblica di Weimar. Il maestro è stato presentato dalla giornalista Irene Alison, che ha incantato i partecipanti con una bellissima conferenza che ci auguriamo sia solo una prima di una lunga serie.

Una settimana bella, interessante, unica, per la quale ci sentiamo di ringraziare, in ordine sparso:

Marco Schirinzi, ormai da qualche anno nostro amico e guida nel mondo della fotografia;

Irene Alison, nostra nuova amica, con la quale speriamo di tornare a collaborare quanto prima;

Serena Carcasole, Noemi Belotti, Angelo Macciocca e Giovanni Masi, docenti dei laboratori base ed avanzato, e con loro gli assistenti Chiara Egle Trento, Federico Angeletti, Riccardo Bruscino e Emanuele De Sanctis;

I 48 allievi del PhotoLab Base e i 16 del PhotoLab Avanzato per la costanza con cui ci hanno seguiti non solo durante i corsi ma anche durante le fasi logistiche dell’evento di cui erano protagonisti;

Il Comune di Ceccano e i volontari del Servizio Civile per aver condiviso con noi la bellissima struttura del Castello dei Conti e per tutto il supporto che ci hanno dato in queste settimane;

I circa 1.700 visitatori che in una settimana hanno visitato la mostra e gli eventi correlati; La stampa (sia giornali che web) che ha seguito con tanto interesse il nostro evento;

I nostri modelli, falegnami, contadini, fabbri, calzolai, sarti e via dicendo, per averci mostrato la loro arte e aver condiviso con noi una parte della loro importante storia;

I nostri sponsor, Pixel Studio Art e Creativo, per il costante sostegno che ci danno fin dall’inizio;

Le decine di volontarie e volontari di IndieGesta, che lasciamo sempre per ultimi e che non nominiamo uno ad uno perché siamo una unica e grande famiglia, ed è impagabile e indescrivibile stare insieme divertendosi e allo stesso tempo costruire benessere culturale per la nostra città.

Se abbiamo dimenticato qualcuno, sappia che ringraziamo anche lui/lei, e ci perdoni se dopo tanta fatica non abbiamo molta lucidità.

Grazie a tutti, vi aspettiamo ora alla decima edizione del Dieciminuti Film Festival.

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