Domenica il concerto della MORRICONE ENSEMBLE

L’evento conclusivo della retrospettiva SERGIO LEONE, Il Mito, che ha inaugurato il progetto I LOVE CINEMA, ideato dall’Associazione culturale IndieGesta con il patrocinio del Comune di Ceccano e dell’Associazione Intercomunale delle Biblioteche della Valle del Sacco.

Il concerto, che si svolgerà sempre all’interno dell’Auditorium della Mediateca “Valle del Sacco” (ex-cartiera Savoni, zona campo sportivo) di via San Francesco a Ceccano, propone i più bei temi composti dal Maestro Ennio Morricone per le pellicole di Sergio Leone, spaziando anche verso altri temi importanti composti dal maestro per altri film come Mission, Sacco e Vanzetti e La leggenda del pianista sull’oceano.

La MORRICONE ENSEMBLE sarà diretta dal Maestro Guido Iorio.

Questi i membri dell’orchestra:
CINZIA CRISTOFANILLI, soprano
FABIOLA MASTROGIACOMO, mezzosoprano
MARTA INNOCENZI, flauto
TAMASCIA BELARDINILLI, flauto
MARIACARMEN DI MARIO, oboe
SELENE MALIZIA, clarinetto
DANIELA SILVAGGI, clarinetto
PAOLO IORIO, chitarra
ANDREA PANDOLFI, percussioni
CHIARA OLMETTI, piano

L’evento avrà luogo Domenica 29 Marzo a partire dalle ore 18, l’ingresso è gratuito.

Ricordo

IndieGesta è vicina al dolore della famiglia Aversa per la tragica scomparsa della cara Cesarina, nostra grande amica e sostenitrice.

Parte lo Sportello Cinema

Lunedì 23 Marzo sarà il giorno della partenza ufficiale dello Sportello Cinema. Il servizio di ricerca, assistenza e consulenza cinematografica creato da IndieGesta e dal Comune di Ceccano per gli utenti della Mediateca “Valle del Sacco” di Ceccano (Fr).

Lo Sportello, che costituisce uno dei pilastri del progetto I LOVE CINEMA, sarà attivo per tutto l’anno e resterà aperto il Lunedì, il Giovedì e il Venerdì dalle ore 16 alle ore 19 presso la Mediateca di via San Francesco (ex-Cartiera Savoni, zona campo sportivo).

Il numero di telefono della struttura è 07751886010, mentre i riferimenti per contattare direttamente gli operatori sono i seguenti:

Alessandro (Tel. 3281223188) – Massimo (Tel. 3470467394) – Mario (Tel. 3487296259) – Email: info@indiegesta.org – Skype: ilovecinema-ceccano – Msn Messenger: indiegesta@hotmail.it

DIECIMINUTI ADADEMY: Come si gira un corto?

Nell’ambito del progetto I LOVE CINEMA, IndieGesta presenta il primo Workshop della Dieciminuti Academy, una sorta di strumento didattico a disposizione di tutti coloro che vogliono avvicinarsi al mondo del cortometraggio. Il primo Workshop, dal titolo “Come si gira un corto?” sarà curato da Massimo Amici, geniale regista romano (http://www.acaluma.com) recente vincitore proprio del Dieciminuti Film Festival con il cortometraggio “Little White Wires”.

Nel corso della due giorni verranno approfonditi tutti gli aspetti su come si pensa, come si scrive, come si gira, cosa si fa e soprattutto cosa non si fa quando si decide di girare un cortometraggio. L’obiettivo di questi workshop (ne seguiranno quest’anno altri due tra maggio e giugno) è quello di “innescare” il sacro fuoco del cinema nelle nuove generazioni, creando un vero e proprio “vivaio” di aspiranti registi in funzione anche della sezione “Visti da Vicino” del Dieciminuti Film Festival, dedicata ai cortometraggi realizzati da autori della provincia di Frosinone. Al termine dei workshop verrà rilasciato un attestato di partecipazione.

Per iscriversi al primo Workshop, che si terrà il 4 e 5 aprile presso la Mediateca “Valle del Sacco” di Ceccano (Fr), è necessario compilare la scheda di partecipazione e versare una quota di iscrizione a copertura spese di 20 euro. Le quote e la scheda di partecipazione saranno a disposizione degli interessati a partire da Lunedì 23 Marzo dalle ore 16 presso lo Sportello Cinema attivato da IndieGesta presso la Mediateca “Valle del Sacco”. Lo sportello resterà aperto fino alla fine dell’anno il lunedì, il giovedì e il venerdì dalle 16 alle 19.

Per qualsiasi tipo di informazione i numeri di riferimento sono i seguenti:

Alessandro (tel. 3281223188)
Massimo (tel. 3470467394)
Mario (tel. 3487296259)

Indirizzo email: info@indiegesta.org

Skype: ilovecinema-ceccano
MSN Messenger: indiegesta@hotmail.it

Katyn, storia di un film invisibile

Ci lascia ancora una volta interdetti il potere della politica e la cecità dei produttori nel mondo della distribuzione cinematografica italiana. Uscito dopo ottimi incassi ed ottime recensioni in Italia, Katyn, il nuovo film del regista polacco Andrzej Wajda sulla strage di soldati polacchi per mano dell’Armata Rossa nel 1939 all’indomani della spartizione della Polonia decisa da Hitler e Stalin, è diventato un film “invisibile”, passato attraverso poche sale o sparito del tutto. IndieGesta tenterà nelle prossime settimane di portare l’opera a Ceccano nell’ambito del progetto I LOVE CINEMA, cercando di organizzare una programmazione che coinvolga anche gli istituti scolastici della città presso il Cinema Antares. Vi terremo informati. Intanto riportiamo di seguito un interessante articolo di Valerio Cappelli del Corriere della Sera.

Caso “Katyn”, la storia boicottata

da Corriere della Sera del 11/03/2009 – di Valerio Cappelli

«Mi hanno detto che il mio film in Italia non è stato visto quasi da nessuno, che circola in maniera pressoché clandestina. Mi fa paura che in un Paese democratico, che per noi polacchi è un simbolo di storia e civiltà, possa ritornare la censura. È una nuova sofferenza per questo lavoro così difficile. Mi dispiace molto». Adesso parla lui, Andrzej Wajda, il grande vecchio del cinema polacco. È da giorni che si parla del suo film, Katyn, sul crimine rimosso e mai raccontato, l’eccidio di 4500 ufficiali e civili polacchi voluto da Stalin e negato, spedendo la responsabilità al mittente nazista. Solo nel 1990 Gorbaciov ha ammesso la responsabilità: per una volta, Hitler non c’entrava nulla. Il quotidiano cattolico Avvenire ha denunciato il caso domenica con un editoriale: «Solo pochi fortunati sono riusciti a vedere il film». Le copie ci sono, ma restano in magazzino. Ne circolano 10 in tutta Italia, ne sono disponibili 40. Il presidente dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto ha parlato di «scandalo» e pensa a una proiezione straordinaria «per aprire un dibattito».

Il distributore italiano Mario Mazzarotto al Corriere ha parlato di due boicottaggi: «commerciale e storico-culturale». «Avevo già faticato per riuscire a portare il film…». Ora aggiunge che c’è la fila nei pochi cinema che lo ospitano. Torna all’idea della miopia di un mercato strozzato: «Lo si ritiene scomodo, gli esercenti pensano che non sia appetibile come un cinepanettone. Ma, a parte il suo contenuto, è anche spettacolare, in Polonia è stato visto da 3 milioni e 600 mila spettatori». Wajda, classe 1926, accetta di parlare da Varsavia per la prima volta del suo ultimo lavoro divenuto un caso internazionale. Non è sorpreso. Perché il suo film stenta ad affermarsi? «La prima colpa è la mancanza di una competenza professionale nella distribuzione cinematografica da parte del proprietario dei diritti mondiali della pellicola, e cioè la televisione pubblica polacca TVP, che ha venduto il film senza nessuna conoscenza del mercato. Ci sono poi tutte quelle azioni intraprese per rendere più difficile la distribuzione per il soggetto scomodo, e anche qui la tv polacca non è senza colpe. Infine sugli schermi italiani i film stranieri vengono doppiati, la versione con i sottotitoli toglie al mio film la possibilità di una distribuzione più vasta perché non ci sono i mezzi finanziari adeguati. Forse non è il motivo più importante, ma è sufficiente perché Katyn non appaia sugli schermi italiani. Voglio ringraziare il Corriere, l’articolo di lunedì scorso sul boicottaggio in Italia ha avuto ampia eco sui giornali polacchi, siamo molto sensibili alla parola “censura”. In Russia c’è stato un boicottaggio più grave: politico. Il film viene comprato da chi in realtà ha interesse a farlo sparire, sia in Russia che negli Usa. Nel contratto hanno scritto che si poteva fallire per ragioni politiche. Dopo l’ammissione di Gorbaciov, non è un mistero che Putin stia ritrattando il crimine di Stalin, tuttora venerato, al primo posto tra gli eroi nazionali».

Tra gli ufficiali trucidati con un colpo alla nuca nel bosco della Bielorussia c’era anche suo padre… «Sì, Jacob Wajda, capitano del 72˚reggimento fanteria. Sono stato a Mosca, il procuratore generale mi ha risposto che non esiste una sola carta. In Polonia c’è stato un risveglio di orgoglio nazionale per questa ferita che rimane aperta. Nei tribunali di Mosca stagnano molte cause dei discendenti delle vittime che cercano delle risposte. Mosca o non risponde o dice che non esistono prove. Al centro del mio film non ci sono gli ufficiali assassinati ma le donne che hanno aspettato il loro ritorno: ogni giorno, ogni ora». L’Occidente come si è comportato? «Non aveva interesse a irritare Mosca, non era interessato a smascherare il crimine di Katyn per non alterare gli equilibri internazionali. Non c’è stata possibilità di realizzare questo film fino al 1989, con la caduta del Muro di Berlino. Ma non voglio che quegli ufficiali muoiano per la seconda volta. Nella capitale russa hanno fatto sparire perfino le copie pirata su dvd. Ho capito l’importanza del mio film nell’unica proiezione a Mosca, 1000 cittadini russi invitati all’ambasciata polacca. Alla fine, dopo un lungo silenzio, si sono alzati in piedi e hanno applaudito. Per favore lo scriva, fatelo sapere in Italia. Questo film non è uno strumento politico ma un obbligo morale verso i miei genitori». Ma si può boicottare la Storia?

Tibet blindato nel giorno del 50° anniversario dell’occupazione cinese

Un terzo della Cina è in uno stato d’assedio non dichiarato. Le province a rischio di scontri (non solo il Tibet ma anche quelle confinati) sono state interdette agli stranieri, ed è stata ulteriormente rafforzata la presenza di militari nelle zone di frontiera meridionali, nell’eventualità che gruppi di tibetani in esilio in India o in Nepal tentino di entrare in queste ore nella regione himalayana. Alla vigilia del cinquantesimo anniversario della fuga del Dalai Lama in India, il 10 marzo 1959, dopo la fallita rivolta tibetana contro il governo di Pechino, il governo comunista ha fatto scattare un ferreo apparato repressivo. Nella giornata di ieri sono stati arrestati 109 monaci dal monastero di Lutsang, nella provincia del Qinghai. La motivazione ufficiale: esigenze di «rieducazione politica». Sorte analoga è toccata, nelle scorse settimane, anche a un centinaio di monaci del monastero di An Tuo, sempre nella zona del Qinghai, confinante con il Tibet, che sono stati arrestati dopo una manifestazione tenutasi in occasione del capodanno tibetano, il 25 febbraio scorso. A dare la notizia due giornalisti italiani, dell’Ansa e di Sky Tg24, che ieri sono stati fermati dalla polizia e trattenuti per più di tre ore. Al loro rilascio sono stati seguiti, dalle forze dell’ordine fino ai loro alloggi. Entrambi hanno precisato di non avere violato alcuna legge cinese e di ritenere ingiustificato il fermo di polizia.
L’arresto dei religiosi fa parte delle misure straordinarie messe in atto da Pechino per arginare le proteste anticinesi, che il governo teme in un periodo delicato anche per il primo anniversario della rivolta di Lhasa dello scorso 14 marzo. Per oggi è previsto un discorso del Dalai Lama che ricorderà i cinquant’anni dall’esilio. Secondo le anticipazioni diffuse la guida spirituale buddista denuncerà la repressione di Pechino dichiarandosi però disponibile a un accordo. Lo stato di tensione era cresciuto nei giorni scorsi, con l’aumento delle forze dell’ordine e dell’esercito per le strade. Le misure straordinarie messe in atto da Pechino per contrastare il pericolo di rivolte contro il governo centrale prevedono anche un massiccio intervento sulle reti internet e di telefonia mobile: da oggi fino al 1° aprile, gli utenti di internet e di telefoni cellulari potranno leggere sui propri schermi il messaggio «servizio interrotto, ci scusiamo per l’inconveniente».
Anche il presidente cinese, Hu Jintao, che nel 1989 era alla guida del Partito comunista in Tibet e ordinò una sanguinosa repressione, è intervenuto sulla situazione nella provincia autonoma: «Dobbiamo costruire – ha dichiarato ieri il presidente cinese – una Grande muraglia nella nostra lotta contro il separatismo e per la salvaguardia dell’unità della madrepatria e trasformare la stabilità di base del Tibet in una sicurezza a lungo termine». Hu Jintao ha poi anche auspicato che il Tibet possa procedere verso «un rapido sviluppo economico» e sia in grado di garantire «sicurezza e stabilità sociale». Una sicurezza che sembra venire meno nelle ultime ore: durante una manifestazione sempre nel Qinghai sono stati lanciati piccoli ordigni contro un’auto della polizia e un automezzo dei Vigili del fuoco, provocando lievi danni. Il fatto è avvenuto domenica scorsa, ma i media cinesi ne hanno dato notizia con ventiquattro ore di ritardo.

Secondo i dati raccolti dai tibetani in esilio, il livello di repressione della Cina contro il Tibet ha raggiunto i livelli di trenta anni fa, ai tempi dell’estremismo maoista della Rivoluzione culturale: nell’ultimo anno i tibetani scomparsi sono oltre milleduecento.